Quando si parla di competitività, innovazione e sviluppo economico, raramente si pensa alla natalità. Eppure il numero di bambini che nascono oggi nelle Marche influenzerà il tessuto produttivo, il mercato del lavoro e la capacità di crescita della nostra regione nei prossimi decenni.
I numeri del calo demografico
I numeri parlano chiaro: in poco più di quindici anni le nascite nelle Marche sono passate da circa 14.500 nel 2008 a poco più di 8.200 nel 2024. Un calo di oltre il 40% che non rappresenta soltanto un dato demografico, ma una sfida che riguarda l’intero territorio.
Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie e scelte di vita sempre più complesse.
La matrescenza e la nuova identità
L’anno scorso sono diventata mamma. È stata un’esperienza straordinaria, che mi ha arricchita profondamente, ma che mi ha anche fatto comprendere quanto sia impegnativo conciliare genitorialità e lavoro. Il rientro in azienda, ad esempio, non è stato un semplice ritorno alla professionista di prima: è stato l’inizio di un nuovo equilibrio, con priorità e responsabilità diverse.
Spesso si dice alle neo mamme che, con il tempo, tutto tornerà come prima; in realtà, quella persona non esiste più, esiste una nuova donna.
Questo cambiamento ha un nome: matrescenza. È la profonda trasformazione che accompagna la nascita di una madre. Cambiano il corpo, il cervello, gli ormoni, il modo di vivere il tempo, il lavoro e le relazioni. Non nasce soltanto un figlio: nasce anche una nuova identità.
Credo che molte donne si riconoscano in questa esperienza. Non viene meno la voglia di lavorare o di crescere professionalmente: cambia il modo di conciliare le diverse dimensioni della vita. Per questo dovremmo smettere di chiedere alle donne di tornare quelle di prima e iniziare, invece, a creare le condizioni perché possano esprimere al meglio ciò che sono diventate. E noi donne dovremmo concederci più gentilezza, senza pretendere di essere perfette in ogni ruolo.
Difficoltà concrete e ruolo delle imprese
A questa trasformazione si aggiungono difficoltà molto concrete: trovare un posto al nido, affrontare liste d’attesa, sostenere i costi dei servizi educativi, organizzare i mesi estivi e fare i conti con reti familiari sempre meno disponibili. Sempre più spesso anche i nonni lavorano e le famiglie si trovano ad affrontare da sole una fase delicata della vita.
Questa situazione riguarda anche le imprese. Le aziende hanno bisogno di attrarre e trattenere talenti, favorire la partecipazione femminile al lavoro e costruire organizzazioni sostenibili nel lungo periodo. Se diventare genitori continua a essere un percorso così complesso, il rischio è aggravare il calo demografico e ridurre il capitale umano disponibile sul territorio.
La maternità, però, non è una parentesi nella carriera. È un’esperienza che sviluppa competenze preziose: capacità organizzativa, resilienza, gestione delle priorità, empatia e leadership. Valorizzarle significa investire nelle persone e rendere le imprese più forti.
Un’alleanza per il futuro delle Marche
Per questo la natalità deve essere considerata una leva di sviluppo economico, oltre che sociale. Servono più servizi per l’infanzia, asili nido accessibili e flessibili, strumenti efficaci di conciliazione e un welfare che sostenga concretamente le famiglie. Anche il sistema imprenditoriale può fare la propria parte, promuovendo modelli organizzativi più flessibili e politiche di welfare aziendale.
Ma serve soprattutto un’alleanza tra istituzioni, imprese e mondo dell’educazione. Solo una responsabilità condivisa può trasformare la natalità da emergenza demografica a opportunità di crescita, rafforzando il capitale umano, la coesione sociale e l’attrattività delle Marche.
Le Marche hanno sempre saputo innovare e affrontare le sfide del cambiamento.
Oggi la sfida è costruire una società capace di riconoscere e valorizzare ciò che una donna diventa quando diventa madre. Perché investire nella natalità significa investire nel futuro del nostro territorio.
Marta Bertuccioli
ECOCASA SRL
Giovani Imprenditori Confindustria Pesaro e Urbino







