Hai meno di 35 anni, un’idea da trasformare in attività e la voglia di costruirti un futuro professionale autonomo?
Allora vale la pena fermarsi qualche minuto su una misura che può interessare molti giovani delle Marche e, più in generale, delle aree del Centro Italia: Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0, gli incentivi gestiti da Invitalia nell’ambito del Piano Integrato Autoimpiego.
Non parliamo del classico “bando complicato” da leggere solo con il commercialista accanto. Parliamo di uno strumento pensato per chi vuole iniziare davvero: aprire una partita IVA, avviare una ditta individuale, costituire una società, lanciare uno studio professionale, dare forma a una microimpresa o trasformare una competenza in lavoro.
E per territori come le Marche, comprese le aree interne e del cratere sismico del Centro Italia, il tema è particolarmente concreto: fare impresa può diventare anche un modo per restare, rigenerare e riportare opportunità dove ce n’è più bisogno.
Cos’è il Piano Integrato Autoimpiego
Il Piano Integrato Autoimpiego nasce dal cosiddetto Decreto Coesione e ha un obiettivo molto chiaro: sostenere l’avvio di nuove iniziative di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali promosse da giovani in condizione di svantaggio occupazionale.
In pratica, lo Stato mette a disposizione contributi a fondo perduto per aiutare chi vuole costruire il proprio lavoro, invece di aspettare che arrivi da fuori.
Le due misure principali sono:
- autoimpiego Centro-Nord, per le regioni del Centro-Nord, tra cui le Marche;
- resto al Sud 2.0, per le regioni del Mezzogiorno.
La logica è semplice: sostenere chi vuole partire, ma farlo con strumenti differenziati in base al territorio e alla dimensione dell’investimento.
Perché interessa alle Marche
Le Marche sono una regione fatta di impresa diffusa, distretti, artigianato, turismo, competenze tecniche, creatività e servizi professionali. Ma sono anche un territorio che, soprattutto nelle aree interne e nei comuni colpiti dal sisma, ha bisogno di nuove energie imprenditoriali.
Qui l’autoimpiego non è solo una scelta individuale. Può diventare:
- un modo per creare lavoro dove manca;
- uno strumento per valorizzare competenze giovani;
- una risposta concreta allo spopolamento delle aree interne;
- un’occasione per portare servizi, innovazione e nuove attività nei territori;
- una leva per trasformare idee semplici in progetti sostenibili.
In altre parole: non serve per forza fondare la prossima “big tech”. A volte innovare significa aprire un laboratorio digitale, uno studio professionale, un’attività turistica, un servizio alle imprese, una bottega evoluta, un e-commerce territoriale o una microimpresa capace di rispondere a un bisogno reale.
Hai un’idea ma non sai se può rientrare nella misura?
Il primo passo è verificare requisiti, forma giuridica, settore e spese ammissibili.
A chi si rivolge
Gli incentivi sono rivolti a giovani tra i 18 anni compiuti e i 35 anni non ancora compiuti che si trovano in una delle seguenti condizioni:
- inattività;
- inoccupazione;
- disoccupazione;
- partecipazione al Programma GOL;
- condizione di “working poor”.
Il concetto di fondo è chiaro: aiutare chi oggi è fuori dal mercato del lavoro, o ci sta dentro in modo fragile, a costruire una propria iniziativa economica.
Attenzione però: non basta avere un’idea. La misura richiede che l’attività sia nuova o avviata da pochissimo, secondo le regole previste dall’avviso.
Le iniziative possono essere avviate nel mese di presentazione della domanda o in quello immediatamente precedente, purché risultino inattive alla data di presentazione.
Vuoi capire se hai i requisiti personali per partecipare?
Prima di preparare la domanda, conviene fare una verifica puntuale: età, condizione occupazionale, eventuali attività già avviate e ruolo nella futura iniziativa sono elementi decisivi.
Che tipo di attività si può avviare
La misura è ampia e copre molti settori. Sono finanziabili nuove iniziative nei principali ambiti economici, tra cui:
- attività produttive;
- artigianato;
- servizi alle persone;
- servizi alle imprese;
- turismo;
- commercio;
- attività libero-professionali;
- iniziative digitali;
- microimprese innovative;
- attività connesse a sostenibilità, tecnologia e nuovi modelli di servizio.
Sono escluse le attività di produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura.
Questo significa che il campo è molto ampio. Un giovane professionista, un futuro consulente, un artigiano digitale, una piccola realtà turistica, una startup di servizi o una nuova attività commerciale possono trovare nello strumento una leva interessante.
Hai già in mente un’attività?
Prova a descriverla in una pagina: cosa vendi, a chi, con quali costi, con quali strumenti e perché dovrebbe funzionare. È il primo passo verso un progetto finanziabile.
Quali forme giuridiche sono ammesse
Le iniziative possono essere avviate sia in forma individuale sia societaria.
Tra le forme possibili rientrano:
- lavoratore autonomo;
- ditta individuale;
- libero professionista;
- società in nome collettivo;
- società in accomandita semplice;
- società a responsabilità limitata;
- società a responsabilità limitata semplificata;
- società cooperativa;
- società tra professionisti.
Questo è un punto importante: la misura non è riservata solo alle startup in senso stretto. Può essere utile anche a chi vuole iniziare un’attività professionale o imprenditoriale più tradizionale, purché ben progettata e coerente con i requisiti.
Non sai quale forma scegliere?
La forma giuridica non è un dettaglio burocratico: incide su responsabilità, fiscalità, governance, accesso alle agevolazioni e gestione futura. Meglio valutarla prima, non dopo.
Tre possibilità di agevolazione
Il Piano Integrato Autoimpiego prevede tre strumenti agevolativi principali.
1. Voucher a fondo perduto
Il voucher può coprire fino al 100% delle spese ammissibili.
Per Autoimpiego Centro-Nord, il voucher può arrivare fino a:
- 30.000 euro;
- 40.000 euro in caso di investimenti innovativi, digitali, tecnologici o ecosostenibili.
Per Resto al Sud 2.0, il voucher può arrivare fino a:
- 40.000 euro;
- 50.000 euro in caso di maggiorazione.
È la formula più immediata per iniziative di dimensione più contenuta, soprattutto quando servono strumenti, software, attrezzature, servizi digitali, competenze tecniche e spese iniziali per partire.
2. Contributo per investimenti fino a 120.000 euro
Per programmi di investimento più strutturati, sono previsti contributi a fondo perduto calcolati in percentuale.
Nel caso di Autoimpiego Centro-Nord, il contributo può arrivare al 65% delle spese ammissibili.
Nel caso di Resto al Sud 2.0, il contributo può arrivare al 75% delle spese ammissibili.
Questa formula è più adatta a chi deve sostenere un investimento importante per avviare l’attività: attrezzature, arredi, macchinari, software, piattaforme digitali, opere edili entro i limiti previsti e altri costi funzionali alla partenza.
3. Contributo per investimenti tra 120.000 e 200.000 euro
Per programmi ancora più consistenti, il contributo resta a fondo perduto ma con percentuali diverse.
Nel caso di Autoimpiego Centro-Nord, il contributo può arrivare al 60%.
Nel caso di Resto al Sud 2.0, il contributo può arrivare al 70%.
Qui siamo davanti a progetti più articolati, che richiedono una pianificazione accurata: business plan, sostenibilità economica, preventivi solidi, tempi di realizzazione e capacità di gestione.
Vuoi capire quale strumento è più adatto al tuo progetto?
La domanda da farsi è semplice: ti serve un piccolo budget per partire o un vero programma di investimento? La risposta cambia completamente l’impostazione della candidatura.
Cosa si può finanziare
Tra le spese ammissibili rientrano, in generale:
- macchinari;
- impianti;
- attrezzature;
- arredi nuovi di fabbrica;
- programmi informatici;
- licenze software;
- sviluppo di software, piattaforme digitali e app;
- acquisizione di competenze ad alto contenuto tecnologico;
- portali web a scopo promozionale;
- visual e digital brand;
- ideazione e realizzazione di marchi e denominazioni;
- consulenze tecnico-specialistiche da Enti del Terzo Settore;
- opere edili di ristrutturazione e manutenzione, entro i limiti previsti per i programmi di investimento.
È interessante notare quanto spazio venga dato a digitale, innovazione, sostenibilità e sviluppo di competenze. Questo rende la misura adatta non solo ad attività “fisiche”, ma anche a progetti che vogliono partire con una forte componente tecnologica o comunicativa.
Cosa non si può finanziare
Non tutte le spese sono ammesse. Restano escluse, ad esempio:
- acquisto di terreni o immobili;
- materie prime e semilavorati;
- costi del personale;
- utenze;
- canoni di locazione e leasing;
- tasse e imposte;
- consulenze per la predisposizione della domanda;
- consulenze legali, fiscali, tributarie o non tecnico-specialistiche.
Questo punto è fondamentale: molte domande rischiano di essere deboli perché includono spese non coerenti o non ammissibili.
Prima di costruire il budget, verifica ogni voce
Un buon progetto non è solo una bella idea: è un piano di spesa chiaro, coerente e difendibile.
Come funziona la domanda
La domanda si presenta attraverso la piattaforma informatica di Invitalia, utilizzando la modulistica disponibile nella sezione dedicata.
Servono:
- identità digitale, quindi SPID, CNS o CIE;
- firma digitale;
- PEC;
- documenti relativi all’iniziativa;
- piano di impresa e allegati richiesti;
- preventivi e informazioni sulle spese previste.
Le domande vengono valutate da Invitalia:
- in ordine cronologico di presentazione;
- entro i termini previsti;
- nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.
Questo significa una cosa molto pratica: arrivare preparati conta.
Non basta sapere che il bando esiste. Bisogna essere pronti con idea, requisiti, budget, documenti e strategia.
Vuoi presentare domanda?
Non aspettare l’ultimo momento. Parti dalla verifica dei requisiti e dalla costruzione del piano economico.
Non solo soldi: formazione, accompagnamento e tutoring
Uno degli aspetti più utili della misura è che non si limita al contributo economico.
Il Piano Integrato Autoimpiego prevede anche attività di:
- formazione;
- accompagnamento alla progettazione;
- tutoring tecnico;
- tutoring gestionale.
Il tutoring tecnico aiuta nella corretta gestione dell’incentivo, nella rendicontazione e nella realizzazione dell’iniziativa.
Il tutoring gestionale può supportare l’imprenditore su temi come:
- marketing e comunicazione;
- rapporto con fornitori;
- contrattualistica;
- relazioni con banche;
- sostenibilità economico-finanziaria;
- gestione delle criticità iniziali.
Per un giovane che avvia un’attività, questo può fare la differenza. Perché spesso il problema non è solo partire. È reggere i primi mesi, prendere decisioni corrette, evitare errori e trasformare un’idea in un’attività sostenibile.
Perché può essere una leva per il cratere sismico e le aree interne
Nelle aree interne e nei territori colpiti dal sisma, ogni nuova attività ha un valore che va oltre il singolo progetto.
Un laboratorio artigiano, uno studio tecnico, un servizio digitale, una piccola attività turistica, una microimpresa culturale o un’attività commerciale possono contribuire a:
- mantenere giovani sul territorio;
- riattivare spazi e servizi;
- generare lavoro locale;
- rafforzare comunità fragili;
- creare nuove economie di prossimità;
- valorizzare competenze che altrimenti rischiano di uscire dalla regione.
Per questo Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 non vanno letti solo come incentivi. Possono diventare strumenti di politica territoriale, soprattutto se accompagnati da Comuni, associazioni, consulenti, camere di commercio, incubatori, coworking, professionisti e reti locali.
Tre errori da evitare
Prima di presentare domanda, ci sono almeno tre errori da non fare:
-
Pensare che basti avere una buona idea
Una buona idea è il punto di partenza. Ma Invitalia valuterà anche coerenza, sostenibilità, spese, fattibilità e capacità di realizzazione.
-
Preparare il budget senza conoscere le spese ammissibili
Inserire costi non finanziabili può indebolire il progetto. Meglio costruire il piano di spesa partendo dalle regole.
-
Muoversi troppo tardi
Le domande sono valutate anche in base all’ordine cronologico e nei limiti delle risorse disponibili. Prepararsi prima può fare la differenza.
Checklist veloce: sei pronto per partire?
Prima di attivarti, prova a rispondere a queste domande:
- Hai tra 18 e 35 anni non compiuti?
- Sei inattivo, inoccupato, disoccupato, nel Programma GOL o working poor?
- Vuoi avviare una nuova attività?
- Hai già definito cosa vendere e a chi?
- Hai scelto una forma giuridica?
- Hai un’idea del budget necessario?
- Le spese che immagini sono ammissibili?
- Hai SPID, firma digitale e PEC?
- Hai preventivi o fornitori già individuati?
- Sai se ti serve un voucher o un programma di investimento più ampio?
Se hai risposto “sì” ad almeno una parte di queste domande, vale la pena approfondire.
Da idea a progetto
Se sei un giovane aspirante imprenditore, un libero professionista in partenza, un consulente che segue nuove attività o un ente pubblico che vuole attivare il territorio, questa misura può essere un’occasione concreta.
Ecco cosa puoi fare subito:
- verifica i requisiti personali e territoriali;
- scrivi una prima bozza della tua idea di impresa;
- prepara un elenco delle spese necessarie;
- controlla se le spese rientrano tra quelle ammissibili;
- raccogli preventivi e informazioni dai fornitori;
- valuta la forma giuridica più adatta;
- richiedi un confronto preliminare prima di presentare domanda.
Mettersi in proprio non è più solo una scelta individuale
Autoimpiego Centro-Nord e Resto al Sud 2.0 arrivano in un momento in cui molti giovani cercano nuove strade per costruire lavoro, autonomia e futuro.
Per le Marche, e in particolare per i territori che hanno bisogno di nuova energia imprenditoriale, questa misura può rappresentare un’opportunità importante: non solo per finanziare nuove attività, ma per stimolare una cultura più diffusa dell’iniziativa, della responsabilità e dell’innovazione.
Il messaggio è semplice: se hai un’idea, non lasciarla ferma. Verifica se può diventare un progetto.
Perché a volte il primo passo per fare impresa non è aprire una società.
È capire che esiste uno strumento giusto per cominciare.
Vuoi saperne di più?
Se hai un’idea imprenditoriale e vuoi capire se puoi accedere all’incentivo: compila il form e richiedi maggiori informazioni! Nel titolo dell’evento indica Marche UP.
Il momento migliore per trasformare un’idea in progetto è prima che le risorse si esauriscano!
Giacomo Bizzarri
Giovani Imprenditori Confindustria Ancona







