Dalle Marche all’Europa: come il 28° regime può sbloccare la crescita delle imprese innovative

C’è una domanda che riguarda da vicino imprenditori, professionisti e decisori pubblici: cosa serve perché l’innovazione non resti un episodio, ma diventi crescita strutturale?

La risposta non passa solo da talento, capitale e mercato. Passa anche – e sempre più – da un elemento spesso sottovalutato: le regole.

Le imprese innovative vivono di velocità: costituiscono società, raccolgono investimenti, assumono persone chiave, gestiscono proprietà intellettuale, aprono sedi e clienti oltreconfine.

L’innovazione non vive nel vuoto. Vive dentro un sistema fatto di:

  • regole societarie (costituzione, governance, quote, patti)

  • regole sul capitale (investimenti, strumenti, stock option, incentivi)

  • regole su lavoro e fiscalità (assunzioni, contratti, tassazione)

  • regole su proprietà intellettuale e digitale (brevetti, dati, compliance, cybersecurity)

Se la cornice normativa è frammentata, lenta o incerta, l’innovazione raramente si ferma: semplicemente, si sposta.

 

Il “28° regime”: cos’è e perché dovrebbe interessarti

È in questo contesto che si inserisce il dibattito europeo sul cosiddetto “28° regime”: un’iniziativa che punta a creare un set armonizzato e opzionale di regole per le aziende innovative, valido in tutta l’UE.

Tradotto in pratica: meno attrito quando vuoi operare in più Paesi europei, con un quadro più uniforme e “startup-friendly”. Il Parlamento europeo ne discute nel contesto delle politiche di competitività e ha sollecitato una proposta della Commissione entro il 2026.

 

Il vantaggio concreto: meno freni quando devi fare “scala”

L’obiettivo è ridurre l’attrito generato dalla frammentazione normativa e rendere più semplice fare scala nel mercato unico.

Non è un tecnicismo per giuristi. Per chi fa impresa può tradursi in effetti molto concreti: minori costi legali e amministrativi, iter più snelli per operazioni transfrontaliere, maggiore attrattività per investitori internazionali e, in prospettiva, un terreno più favorevole alla crescita.

Questo è il cuore del tema: la crescita non deve essere un percorso a ostacoli diverso in ogni Paese.

 

E per le Marche? L’innovazione del territorio ha bisogno di un “campo di gioco” stabile

Il punto, per territori come le Marche, è semplice: un ecosistema può generare ottime idee e ottime imprese, ma perché queste restino, si rafforzino e attraggano capitale qui, serve anche una cornice normativa che non penalizzi la velocità e non trasformi ogni passaggio di scala in un percorso a ostacoli.

L’innovazione locale, per diventare competitività reale, ha bisogno di un presupposto tanto invisibile quanto decisivo: regole solide, chiare e “scalabili” almeno quanto lo sono i modelli di business che intendono supportare.

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Giacomo Bizzarri

Giovani Imprenditori Confindustria Ancona.

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