Il titolo Vision 2050 prende ispirazione dal piano Vision 2030 dell’Arabia Saudita, che in pochi anni ha generato una crescita significativa del PIL, superiore al 3% medio annuo, accompagnata da forti flussi migratori e da un’accelerazione degli investimenti produttivi.
La domanda che dobbiamo porci, come imprenditori marchigiani, è semplice solo in apparenza: come può una regione come le Marche ambire a un tasso di crescita stabile superiore al 3%?
La risposta non è immediata, ma un punto è chiaro: oggi la competizione non si gioca più a livello locale o nazionale.
La vera concorrenza delle nostre imprese manifatturiere è globale, in particolare sui mercati asiatici.
Questo implica un cambio culturale profondo. Un’azienda marchigiana che opera nello stesso settore non deve essere vista come un concorrente, ma come un alleato.
Fare sistema non è uno slogan, è una necessità strategica per affrontare mercati internazionali sempre più complessi.
L’export e l’internazionalizzazione sono la vera arena competitiva, soprattutto oggi che accordi come il Mercosur o le nuove aperture verso l’India creano opportunità, ma anche nuove pressioni competitive.
La competitività si costruisce in due modi: producendo beni ad alto valore aggiunto, oppure mantenendo prezzi competitivi su scala globale. In entrambi i casi, le infrastrutture diventano un fattore decisivo.
Oggi spedire un prodotto dal sud delle Marche verso il Nord Europa o l’Asia comporta tempi e costi che penalizzano fortemente le imprese, in particolare nei modelli di e-commerce e logistica avanzata, dove la velocità di consegna è un elemento chiave.
Il trasporto su gomma resta spesso l’unica opzione per raggiungere grandi porti come Genova, Gioia Tauro o Civitavecchia, con costi elevati e inefficienze evidenti.
Esiste poi un paradosso che molti imprenditori conoscono bene: spedire un container dalla Cina a Genova può costare meno che trasportarlo da Genova alla provincia di Ascoli Piceno.
Il porto di Ancona, inoltre, soffre di criticità operative che possono generare ritardi anche di 20–30 giorni, con
immobilizzazioni finanziarie rilevanti e rischi lungo tutta la catena di approvvigionamento.
Se dovessimo quindi rispondere a una domanda diretta
➢ COSA SERVE DAVVERO PER RENDERE LE MARCHE PIÙ COMPETITIVE SUI MERCATI INTERNAZIONALI?
➢ la risposta è un’agenda chiara e concreta:
- – scali ferroviari al servizio dell’industria, oggi esistenti ma in gran parte inutilizzati
- – porti attrezzati per il turismo di qualità e di lusso;
- – aeroporti realmente connessi ai principali hub europei;
- – infrastrutture autostradali moderne e senza cantieri permanenti;
- – Porti industriali moderni, integrati con feeder vessels, ferrovia e retro-porti logistici
Tutto questo ha un costo, certo. Ma ha anche un nome preciso:
MODERNIZZAZIONE PER LA COMPETITIVITÀ DEL FUTURO.
Una scelta non più rinviabile se vogliamo che noi imprenditori, uniti come sistema, affrontiamo e vinciamo la competizione globale, portando nel mondo il valore dell’industria marchigiana e dell’italianità produttiva.
Loris TESTA
Vice-Presidente
Confindustria Giovani Ascoli Piceno





